soy un perdidor

Questo blog è legato ad un personaggio frutto di fantasia. Il personaggio in questione si muove all'interno del gdr-online Ballad of Serenity e pertanto qualsiasi coincidenza o riferimento a persone e fatti realmente esistenti, sarà sempre puramente casuale.

NB: il personaggio non è in grado di leggere o scrivere. Tutti i testi presenti nel blog sono quindi da considerarsi come interpretazioni dei suoi pensieri o delle sue sensazioni e non come estratti da un qualche suo diario personale - che non possiede, nè potrebbe comunque compilare.

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safe smile


La gente di Safe prende le cose in un modo che gli altri non capiscono. Per loro respirare l'aria che non puzza e non è verde o viola, è normale. Non sanno che vuoldire restare accecati dal sole perchè, su Safe, lo vedi solo attraverso un sacco di strati di fumo.

Heliotte mi prende a sberle tutte le volte che rimetto piede in casa, non la ferma il fatto che io sono la maggiore. E io non fermo lei, perchè so che è il suo modo di dirmi che le manco, che fare il capofamiglia al posto mio (che lo facevo al posto di mio padre), le pesa da morire. Anche se la gente del 'Verse penserebbe solo che è un'ubriacona manesca dimmerda.

Il Capitano mi piace, ma rinuncio in partenza perchè non ho le forze per conquistarlo come fanno le tipe del 'Verse. Le donne di Safe sono semplici. Non ce l'hanno quegli occhioni e quei sorrisi speciali. Te lo dicono, se ti vogliono. Lo sanno capire da sole, se tu sei alla loro portata o no. Se sei uno stronzo o una vittima. Ma la gente del 'Verse pensa che sono solo un po'codarde.

Penso poco, quando so che pensare significa ricordarmi delle cose che non mi stanno bene. Non perchè sono scema,  o perchè le cose mi scivolano addosso, ma perchè non voglio vivere con addosso il peso di essere nata sul pianeta sbagliato. Un pianeta che è sbagliato per tutti.

La gente di Safe sorride poco, quando è su Safe.
Ma fuori da Safe, non troverai mai un Safeportiano a cui fa fatica sorridere.

helios

Il rifugio è su Safeport, ma non ce la faccio a sopportare contemporaneamente il caldo, le tette di Williams, i muscoli di Cap e la consapevolezza di Ritter. Non so cosa pensano quando me ne vado senza salutarli e solo più tardi mi salta addosso la scimmia della vergogna.

Mi chiudo nella tuta, tiro su i capelli ed inforco gli occhiali sul naso, come se potessero nascondermi dalla vista di chi mi conosce da sempre.

Lei c'è.

La guardo da dietro una vetrata lercia, mentre avvita e svita ed avvita ancora, berciando insulti ad un tipo che le ha appena mormorato qualcosa di zozzo (si capisce da come ride -lui- e da come storce la bocca -lei-). Ha la tuta blu, i capelli corti, una mano fasciata. Sta in piedi dritta però, con lo sguardo lucido. So che non ha bevuto, almeno oggi.

Ad un certo punto si gira verso di me - l'ho sicuramente fissata troppo - e mi vede, ma non mi sposto: gli occhiali mi rendono invisibile. Il suo sguardo infatti mi passa oltre, guarda il cielo viola dietro la mia testa e poi torna a guardare i bulloni.

Io non ci sono.

Torno alla Monkey con un misto di sollievo ed angoscia. Medito per qualche istante di infilarmi nella cabina di Cap e trovare un pretesto per farci a pugni, poi accarezzo l'idea di cercare di rimorchiarmi Williams, tanto per passare il tempo.

Alla fine mi lascio cadere sulla poltrona, di fronte alla console di comando e dormo lì, scimmia fra le scimmie, senza nemmeno togliermi la tuta.

humps


"Ti ho visto, oggi."
Ha la tuta da lavoro ancora addosso ed i capelli sporchi, scalati male sul lato destro - lì dove li ha dovuti tagliare perchè qualcuno le aveva appiccicato una gomma da masticare dentro l'elmetto. Non alza lo sguardo dal piatto e continua a sbocconcellare quello che mamma le ha messo da parte.

"Non mi sembra una persona seria."
E'il massimo dell'amore di cui è capace, escludendo i pugni ed i calci. Mi lascia capire quanto poco approvi che io, più grande di lei, mi faccia beccare a pomiciare con un uomo che ha il doppio della mia età. Ma non me lo dice apertamente, non ci siamo mai riuscite.

"Preferivo la squinzietta."
Questa è troppo facile. Significa che questo tizio le piace meno di zero, perchè la squinzietta - come la chiama lei - aveva totalizzato il mirabolante punteggio di 1/10 nella scala del gradimento.

"Fatti i cazzi tuoi."
Le faccio sapere che ho inteso, che ci sto pensando su.

Nessuno parla la nostra lingua, qui nel 'Verse. Sono tutti abituati a dirsi le cose in faccia, o scriverle, o fotografarle. Mi sorridono come se fossi un po'scema, un po'come Todd: una bestiolina da assecondare. Con le loro vite piene d'agonia ed amore ed ancora agonia, non capiscono perchè senta il bisogno di buttare tutto in battuta. Non condividono con me le preoccupazioni, mi ricompensano per i successi con sorrisi e complimenti, non mi lasciano margine per insuccessi.

Sono un fottuto cagnolino.

Mi manca Heliotte, quella di prima.

"La mamma ti ha lasciato quella roba, per cena."
trad: Sono rimasta sveglia ad aspettarti, non ho rubato il tuo cibo.
"Puzza di merda."
trad: Ho capito, lo apprezzo.

touchless

Pà che torna a casa dopo un viaggio lunghissimo: si sfila il cappotto e lo appende dietro la porta. Era marrone il cappotto di pà? non riesco a ricordarlo bene perchè tornava sempre di buio.

Heliotte comincia a lavorare in fabbrica. Quanto aveva? tredic'anni? boh. Il primo giorno le rubano tutto e la fanno tornare a casa in mutande. Grizelda nemmeno la guarda e continua a farsi le trecce. Mamma le dice che è una cogliona e continua a rimestare in pentola. Papà non c'è. Io faccio finta di dormire dopo aver lavorato le mie 16 ore alla Sunset.

Pà ci molla per andare in guerra. Mamma si chiude in camera e dice che non vuole mangiare. Quando entro a portarle un po'di roba da buttare giù mi tira una scarpa. Il giorno dopo entro per lasciarle da bere e mi tira dietro la roba da mangiare del giorno prima. Non entro più in camera sua.

Entro in casa dopo che mi hanno detto della morte di Grizelda e la prima cosa che vedo è la mano di Heliotte che mi si aggrappa alla faccia. Mia mamma è in un angolo che strofina via una macchia da un vecchio vestito di Grizelda e nemmeno ci guarda mentre ci buttiamo a terra per tirarci via l'anima a suon di pugni e calci. Non ci guarda nemmeno mentre ci gridiamo contro, con le labbra spaccate e le nocche sbucciate.

Vorrei dirci a Joss che gli voglio bene, mi fa paura quando dice che mi porta fuori a cena. Volevo dirci a Ritter che sono contenta di conoscerlo e non vorrei verderlo così da schifo. Ma non li guardo nemmeno e penso alla jeep ed alla marmellata.

spitfire


"Sei una pasta di bimbetta, Delì. Non puoi andare dagli altri e dirgli quanto vorresti che fossero tuoi amici e poi frignare se ti pestano e ti rubano la merenda. Quegli altri sono furbi e te sei scema, perchè sei nata buona. Non devi essere così, non ti devi fà fregare, Delì. Devi sbattertene il cazzo e non guardarli neanche. Lo prometti a papà?"

non posso dire la verità alla gente e poi frignare se mi riempiono di stronzate, pà. c'avevi ragione. ma gliel'ho letto negli occhi a Ritter ed anche ad Eir, quella cosa che c'ho addosso da quando Grizelda è stata ammazzata. quella cosa che c'ho addosso da quando sei scappato per andare a fare la guerra, contro a tutto quello che m'avevi insegnato.

la rabbia, pà.

della rabbia non posso sbattermene il cazzo, non posso non farmi fregare dalla rabbia. ho provato a non guardarla, ma non ha funzionato.

ci voleva quella faccia di cazzo di Scott per farmelo capire. o vedere Eir che si slancia per tirare un pugno a Ritter, che poi le bercia in faccia. o Roonamei con quell'espressione strana che tenta di portare tutti via.

tuteblu e cappotti marroni sono la stessa cosa: gente.
gente arrabbiata.

la gente è sempre arrabbiata.

anche io sono arrabbiata.

jugglin'



è stato il pensiero di Bistecca, quello stupido cavallo con il muso da coglione, che mi ha fatto tornare su Greenfield.

se sto su Safeport a fare il padre di famiglia denoattri, lascio Bistecca a qualcun altro. se sto su Greenfield, non cambia niente: mando i soldi a casa e mia sorella si ubriaca tale e quale ad ora, mia mamma se ne resta comunque chiusa in camera a piangere tutto il giorno.

allora sto su Greenfield.
almeno Bistecca sembrava contento di vedermi, quando sono infilata nelle stalle a salutarlo. o forse era la mela che gli avevo portato, ma è uguale.

mi piace la tipa-Mei: non fa domande scomode, mi lascia modo di svicolare se voglio, come faceva Sum. ancora non è che mi vada giù il pensiero di vederla salire sulla Duchessa, ma basta che ci parlo a terra e mi piace. è come se mi avesse fregato la donna, no? finchè non mi si mettono a limonare in faccia, perchè non posso andarci d'accordo?

che schifo, una donna che limona con una Wyoming.
bleh.

shaken not stirred

c'erano tante cose da dimenticare.

c'è voluto un grande impegno per evitare di sentirne la mancanza. ho lavorato più degli altri, per più tempo, ho rubato di più, preso più pugni di tutti, più sputi e sono stata messa all'angolo più volte nello stesso giorno. ho scritto a summer fino a quando non sono riuscita ad evitare di vendere il cortex, ma quando poi l'ho fatto, è stato un sollievo: non avevo più niente che mi ricollegasse a Greenfield, alla disperata necessità di mettere il culo su una nave e partire. non avrei più avuto voglia di partire e correre a cercare la Duchessa.

e poi ritrovo James.
nelle baraccate, come la prima volta che ci siamo incontrati.
e fortuna che stavolta nevicava, o la sensazione di deja-vu sarebbe stata insostenibile.


mi propone un posto da pilota.

come faccio a controllare mia madre dello spazio?
come faccio ad evitare che mia sorella si ubriachi e vada a cercarlo?
come faccio ad essere responsabile, con la manetta di una nave fra le dita?

Grizelda

I love you much / it's not enough / you love blow and I love puff / and life is like a pipe / and I'm a tiny penny rolling up the walls inside / we only said goodbye with words /  I died a hundred times/ you go back to her / and I go back to black.


Ci sperderemo insieme nello spazio,
quando sarò polvere a mia volta.