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Ha la tuta da lavoro ancora addosso ed i capelli sporchi, scalati male sul lato destro - lì dove li ha dovuti tagliare perchè qualcuno le aveva appiccicato una gomma da masticare dentro l'elmetto. Non alza lo sguardo dal piatto e continua a sbocconcellare quello che mamma le ha messo da parte.
"Non mi sembra una persona seria."
E'il massimo dell'amore di cui è capace, escludendo i pugni ed i calci. Mi lascia capire quanto poco approvi che io, più grande di lei, mi faccia beccare a pomiciare con un uomo che ha il doppio della mia età. Ma non me lo dice apertamente, non ci siamo mai riuscite.
"Preferivo la squinzietta."
Questa è troppo facile. Significa che questo tizio le piace meno di zero, perchè la squinzietta - come la chiama lei - aveva totalizzato il mirabolante punteggio di 1/10 nella scala del gradimento.
"Fatti i cazzi tuoi."
Le faccio sapere che ho inteso, che ci sto pensando su.
Nessuno parla la nostra lingua, qui nel 'Verse. Sono tutti abituati a dirsi le cose in faccia, o scriverle, o fotografarle. Mi sorridono come se fossi un po'scema, un po'come Todd: una bestiolina da assecondare. Con le loro vite piene d'agonia ed amore ed ancora agonia, non capiscono perchè senta il bisogno di buttare tutto in battuta. Non condividono con me le preoccupazioni, mi ricompensano per i successi con sorrisi e complimenti, non mi lasciano margine per insuccessi.
Sono un fottuto cagnolino.
Mi manca Heliotte, quella di prima.
"La mamma ti ha lasciato quella roba, per cena."
trad: Sono rimasta sveglia ad aspettarti, non ho rubato il tuo cibo.
"Puzza di merda."
trad: Ho capito, lo apprezzo.
